mar17
aprile
2012

«Che idee ha il sindaco del Gaudio sul Belvedere?»

scritto da in Press

di Peppe Venditto – articolo pubblicato su “Il Casertano.it”

Il dibattito sullo stato di salute del Belvedere di San Leucio si infiamma, secondo una cadenza ciclica ormai consolidata, ogni qualvolta la Regione finanzia un evento artistico che trova nel sito borbonico la location di riferimento. Il Belvedere è il gioiello, unica eredità positiva, lasciato dalle amministrazioni comunali della Prima Repubblica ai governi locali venuti dopo la rivoluzione del ’93.

Cinquanta miliardi di vecchie lire servirono nell’ottantacinque del secolo scorso per ridare vita a un rudere ormai cadente e trasformare quello che era stato il cuore produttivo della città dell’utopia in un monumento dalle enormi potenzialità di sviluppo per San Leucio e per Caserta. Il restauro fu realizzato secondo un progetto che prevedeva la permanenza di un’area produttiva, di un’area marketing e di un’area destinata alla formazione. A quel progetto si arrivò dopo anni di studio e di ricerca dei più importanti studiosi italiani e internazionali e di importanti università americane.

Dice il vero chi sostiene che le amministrazioni che si sono succedute al governo della città dal ’93 a oggi, di centrodestra e di centrosinistra, hanno considerato il Belvedere, proprietà comunale, più come un peso che come una grande occasione di sviluppo locale. Bulzoni, Falco e Petteruti hanno prodotto, con maggiore o minore consapevolezza, una gestione inadeguata e insufficiente di quel bene che per la sua unicità è entrato a far parte, secondo l’Unesco, del patrimonio dell’umanità. In tutto questo periodo quel gioiello non ha prodotto ricchezza com’era nelle previsioni ma solo perdite considerevoli.

Lo stato di abbandono in cui versa il monumento è oggi valutato attorno ai tre milioni di euro. I costi pubblici della tenuta del bene si aggirano attorno al milione annuo con un rientro che non supera il dieci per cento. Dopo il trasloco della Jean Monnet nel Belvedere resta la Proloco. Sono in attesa di entrare, secondo le utilizzazioni previste dal protocollo d’intesa sottoscritto dal commissario prefettizio, i produttori serici che non sono disponibili a essere coinvolti nella gestione complessiva del monumento. “Prendiamoci solo quello che ci serve”.

La gestione del Belvedere da parte del Comune proprietario, cosi com’è stata realizzata in questi venti anni, è risultata completamente fallimentare. Nel dibattito di questi giorni l’amministrazione Del Gaudio si è mantenuta prudente e riservata. Tutti a vario titolo e ai diversi gradi di conoscenza del problema parlano del Belvedere. Solo le persone investite della responsabilità diretta della sua gestione si astengono dal farci sapere che cosa intendono fare nell’immediato e per il futuro di questo straordinario monumento. Il sindaco Del Gaudio è stato compartecipe dell’esperienza amministrativa di Falco, conosce la complessità del problema e sa quanto sia problematico conseguire risultati significativi. Ma hic rodus hic salta! Del Gaudio non può nascondersi dietro l’urgenza di problemi più importanti. Né sarebbero capite soluzioni a ribasso del problema.

Prima che una raffica di prese di posizione e di accuse invadesse gli organi d’informazione l’amministrazione in carica ha dato segnali di volersi liberare in qualche misura del problema spacchettando il bene. Una strada che, se percorsa, sarebbe disastrosa e in evidente contraddizione con gli obiettivi ambiziosi perseguiti con le ingenti risorse impiegate nel restauro.

Di fronte alla finora accertata incapacità del Comune di conseguire risultati positivi nella gestione del Belvedere per mancanza di risorse culturali amministrative ed economiche resta la strada della mobilitazione di risorse private mediante un bando pubblico da emanare al più presto, utilizzando le migliori competenze in circolazione, con l’obiettivo primario di evitare che un pezzo del patrimonio culturale dell’umanità diventi la location di una ristorazione domenicale.

Da Il Casertano.it